Sommelier come ambasciatori della cultura del vino: oggi al castello di Brolio La giornata Ais dedicata ad enoturismo e contraffazione

Sommelier come ambasciatori della cultura del vino: oggi al castello di Brolio La giornata Ais dedicata ad enoturismo e contraffazione

Wine tours e incoming in cantina le attività destinate a coinvolgere questa figura professionale ad alto livello di preparazione

Intervenuta anche la Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Toscana, in merito all’approvazione del Decreto Ministeriale che regola le attività enoturistiche

Con un patrimonio enologico di 2,85 milioni di ettolitri prodotti nel solo 2018, equivalenti ad un valore di quasi 3 miliardi di euro con una quota export che lambisce i 980 milioni di euro, la Toscana conferma nel settore vitivinicolo uno dei pilastri più importanti della propria economia agricola. Un asset che già da solo sarebbe sufficiente a conferire a questa regione un primato assoluto, ma che tuttavia negli ultimi anni ha fornito tutti gli elementi affinché su siffatta ricchezza si continuasse a crearne di nuova, attraverso nuove forme di turismo esperienziale orientato alla conoscenza e alla scoperta dell’enologia del territorio. Oltre 14 milioni di enoturisti che hanno prodotto un ritorno economico di circa 2,5 miliardi di euro in valore. Nel mondo il turismo, il vino vale 80 miliardi, su 1.300 miliardi di valore prodotto dal turismo nel senso più ampio del termine e la spesa dei turisti per prodotti enogastronomici nel 2017 è stata di 12 miliardi. Un volano capace di dare nuove opportunità di sviluppo – con investimenti e posti di lavoro – ai territori di riferimento.

Ed è proprio sull’evoluzione di tale fenomeno che si è sviluppato questa mattina l’incontro organizzato dalla Sezione Toscana dell’Associazione Italiana Sommelier – con il patrocinio del Mipaaft, del Miur e del Mibac, Partner Istituzionali dell’iniziativa – presso il Castello di Brolio a Gaiole in Chianti, in occasione della Giornata della Cultura del Vino e dell’Olio AIS 2019.

Tale appuntamento, ormai consolidato nel calendario delle attività istituzionali di AIS Toscana, ha rappresentato inequivocabilmente una occasione di confronto su una tematica che con la professione del sommelier ha molti punti di contatto.

“Con piacere anche quest’anno ci siamo pregiati di organizzare in una location storica dall’alto valore artistico e culturale la Giornata nazionale della cultura del vino e dell’olio AIS – ha premesso il Presidente di AIS Toscana Cristiano Cini – il cui significato all’interno delle nostre attività assume connotati di enorme importanza. In Italia siamo oltre 40.000, di cui 4.300 solo in Toscana e il sommelier è una professione in continua crescita, con una richiesta sempre più massiccia sul mercato del lavoro. Il nostro lavoro è infatti essenzialmente basato sulla comunicazione e conferisce un contributo fondamentale alla creazione in ogni consumatore di una vera cultura del bere consapevole. Che non significa limitare il consumo, ma avere coscienza di cosa si beve e di quanta storia nonché cultura si nasconde dietro ogni etichetta di vino. La figura del sommelier – ha aggiunto Cini – è sempre più affine a quella di un vero e proprio ambasciatore dell’eccellenza enologica, tanto sul territorio quanto nel resto del mondo; in cantina come nel ristorante di altissimo livello dall’altra parte del mondo il suo ruolo è quello di coinvolgere il consumatore a 360 gradi, invogliandolo – ha concluso – a visitare i territori di origine per meglio comprendere il valore intrinseco di ciascuna bottiglia”.

Una figura dunque fondamentale nella diffusione della conoscenza che ha acquisito una sempre maggiore centralità anche nei contesti di enoturismo, un nuovo modo di viaggiare che muove annualmente milioni di turisti portando ingenti risorse sui singoli territori.

E proprio sull’enoturismo e sulla normativa da poco divenuta legge che regola questo nuovo approccio al viaggio esperienziale è intervenuto Gennaro Giliberti della Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Toscana: “le linee guida del decreto che classifica e regolamenta le attività enoturistiche rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio e la conoscenza del vino, hanno dato finalmente un inquadramento legislativo a un fenomeno in costante crescita. Con il decreto, il turismo in cantina viene equiparato all’attività agrituristica sia da un punto di vista fiscale sia in termini di standard minimi di qualità del servizio e questo permetterà alle aziende vitivinicole di regolamentare le proprie attività di accoglienza, divulgazione e degustazione, offrendo nuove opportunità anche dal punto di vista occupazionale oltre che di valorizzazione del territorio. La Regione Toscana ha salutato con grande interesse l’approvazione del Decreto Ministeriale, perché possiamo dire di essere stati antesignani di questa pratica, mettendo a disposizione non solo il pregio dei vini ma anche la conoscenza. Il Ministero ha fatto il primo passo, adesso tocca a noi regioni e al sistema delle aziende vitivinicole dare il meglio affinché si possano produrre effetti positivi”.

Tra gli standard minimi di qualità citati nel decreto sull’enoturismo, anche la presenza nel canale digitale e l’accessibilità alle informazioni più funzionali all’organizzazione di un soggiorno o di una attività presso le varie strutture. Dell’approccio al mito del vino toscano fra cultura materiale e digitale si è espresso il Direttore della Fondazione Sistema Toscana Paolo Chiappini, anch’esso intervenuto all’incontro tenutosi al Castello di Brolio. “Il Mito del vino toscano nasce da una combinazione di fattori materiali e immateriali; da una parte la terra, dall’altra la storia, la cultura, la poetica e l’estetica che ruotano intorno a questo ecosistema millenario. In tale contesto il web può rappresentare una minaccia e allo stesso tempo anche un’opportunità. Per minaccia si intende il rischio di omologazione e appiattimento, pensare che si possa fare tutti le stesse cose in ogni parte del mondo. A fare la differenza è il nostro valore, il nostro distinguersi in una dimensione universale. L’opportunità è invece legata alla reputazione dei vini toscani che cresce sul web, la quale deve necessariamente essere accompagnata dalla custodia, dall’amore, dalla conservazione, dallo studio e dalle testimonianze, che da tremila anni a questa parte fanno della Toscana la regione con il più ampio archivio al mondo sull’enologia”.

Moderato dal giornalista David Taddei, il convegno ha annoverato tra i propri relatori il padrone di casa il Barone Francesco Ricasoli Presidente della Ricasoli 1141, che ha affidato all’emozione il racconto della Case History del Castello di Brolio: “Oggi l’enoturismo sta assumendo un ruolo molto importante anche perché la gente viaggia sempre di più. A Brolio, in questo frangente siamo un punto di riferimento, perché ci siamo dedicati a questo con professionalità e qualità. Chi viene da noi, poi si porta dietro l’immagine empatica della qualità dei vini, del territorio, della cultura e del paesaggio, unico nel suo genere. La nostra realtà quasi millenaria affonda le radici nella tradizione, ma se non ci si innova non si va da nessuna parte. Ciò che ci proietta nel futuro sono gli elementi di identità, autorevolezza e credibilità che ci contraddistinguono”.

Ha portato in tale contesto il proprio contributo anche la Presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini – artefice tra l’altro in prima persona della nascita nel 1993 e del successivo sviluppo del Movimento Turismo del Vino – intervenuta sul ruolo della Toscana capofila dell’enoturismo italiano fra opportunità e rischi. “Nel contesto enoturistico – ha affermato – la figura professionale del sommelier potrà essere impiegata in due attività in particolare, i wine tour che accompagnano i turisti alla scoperta del territorio attraverso le cantine, i sapori tipici, gli elementi di artigianato e le attività di incoming nelle cantine. Se nel primo caso la loro funzione è quella di far amare ai turisti un territorio a prescindere da tutto, nel secondo caso ciò che si richiede al sommelier è di raccontare non il processo produttivo di un vino ma la storia unica che lo rende diverso da tutti gli altri: quel luogo, quella cantina, racconta qualcosa di unico e per trasmettere detti concetti attraverso un coinvolgimento emozionale servono appunto professionisti, con una preparazione adeguata in materia”.

Presente anche l’ICQRF, sezione Toscana e Umbria, con Fabrizio Lupi, che ha portato testimonianza dello stato dei lavori compiuti sulla contraffazione dei prodotti di qualità sul web, partendo proprio dalla necessità di disporre di una cultura di base per poter riconoscere prodotti autentici dalle imitazioni. Avvicinarsi ai prodotti andando direttamente nei territori di origine è infatti considerato il modo più efficace per creare una cultura nel consumatore e insegnargli a riconoscere le caratteristiche del prodotto autentico per evitare raggiri on line o acquisti errati.

L’incontro si è poi concluso con una degustazione finale dedicata al vitigno principe del territorio, il Sangiovese, nelle 3 Cru appartenenti al Progetto Raritas di Brolio guidata dallo stesso Barone e del Direttore tecnico Massimiliano Biagi.

Ufficio Stampa AIS Toscana
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Enoturismo e contraffazione i temi della Giornata della cultura del vino e dell’olio 2019

Enoturismo e contraffazione i temi della Giornata della cultura del vino e dell’olio 2019
Ais Toscana sceglie il Castello di Brolio per l’annuale appuntamento che coinvolge il patrimonio artistico italiano con location di elevato prestigio
Una nuova visione dell’enoturismo, in cui la degustazione non è più il solo elemento dirimente nella scelta di una destinazione, ma si unisce alla richiesta di una crescita culturale a tutto tondo, del territorio e della cucina locale. Quello dell’enoturismo è un fenomeno in continua evoluzione, come conferma anche l’ultimo rapporto sul turismo del vino in Italia del 2018, in cui si parla di almeno 14 milioni di accessi annuali, per un valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro. Un trend che può offrire maggiori opportunità di lavoro nel campo dell’ospitalità, ma soprattutto nuove possibilità di declinazione del ruolo del sommelier, sempre più comunicatore non solo del vino ma di tutto ciò che ad esso ruota attorno. Dalla storia al territorio, dai produttori alle caratteristiche multisensoriali, egli si fa vettore di una serie di informazioni di cui il consumatore potrà far tesoro per effettuare in sicurezza acquisti futuri, anche sul web.
Enoturismo e le nuove norme appena approvate, interazione con il Web e contraffazione, concetti che saranno argomento di riflessione della prossima Giornata della Cultura del Vino e dell’Olio AIS 2019, organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier con il patrocinio del Mipaaft, del Miur e del Mibac, Partner Istituzionali dell’iniziativa.

“Sarà una occasione per contestualizzare il ruolo del sommelier nel nuovo concetto di enoturismo – premette il Presidente di AIS Toscana Cristiano Cini – che può essere una importante figura di supporto per il turista interessato a conoscere i luoghi ma anche a scoprire le tradizioni enogastronomiche e arricchire il proprio bagaglio culturale attraverso il vino e l’olio, vivendo la cantina come luogo foriero di storie e di ispirazione. Un fenomeno capace di creare un indotto importante, a livello economico ma anche occupazionale: maggiori flussi turistici richiederanno sempre più addetti e saranno una occasione per sfruttare positivamente ed attivamente quei paesaggi rurali che caratterizzano il nostro Paese”.

Se ne parlerà sabato 11 maggio in tutte le sedi regionali – e quindi anche in Toscana – in location di elevato interesse storico e culturale, scelti in base ad un preciso legame con il mondo del vino e dell’olio. Per la Toscana, ad ospitare il convegno tematico sarà il Castello di Brolio a Gaiole, nel cuore del Chianti Classico, di proprietà della Famiglia Ricasoli, la cui storia è legata al vino sin dal 1141.

“L’Italia e la Toscana in particolare hanno un patrimonio storico-artistico ineguagliabile e nella storia della nostra civiltà sia il vino che l’olio hanno da sempre rivestito un ruolo preminente. Raccontare il vino e l’olio in Toscana vuol dire oggi promuovere una cultura ed un sapere che deve andare di pari passo con l’armonia del nostro paesaggio, l’unicità dei nostri prodotti e l’eccellenza di una tradizione che deve sempre essere capace di rinnovarsi. Dunque qualità a tutto tondo senza compromessi per un’ offerta enoturistica vincente”

Una scelta ben contestualizzata al tema della giornata, alla cultura del vino e dell’olio, essendo il Castello di Brolio uno degli emblemi del Chianti Classico. Il “Barone di Ferro” Bettino Ricasoli, illustre politico ma soprattutto imprenditore vitivinicolo di grande lungimiranza, è infatti colui che nel 1872, con tenacia e innumerevoli tentativi sul campo e in cantina, ha dato i natali alla “formula” del Chianti, l’attuale Chianti Classico, ovvero quel regolamento di produzione del vino trasformatosi poi in disciplinare, in cui venivano definite le percentuali di uve di cui deve essere composto il più celebre vino italiano nel mondo.

Moderato dal giornalista David Taddei, il convegno annovera tra i propri relatori – oltre al Barone Francesco Ricasoli Presidente della Ricasoli 1141 cui è affidato oltre al racconto della Case History del Castello di Brolio altresì un saluto iniziale insieme a quello del Presidente di AIS Cristiano Cini – la Presidente delle Donne del Vino Donatella Cinelli Colombini con un intervento sulla Toscana capofila dell’enoturismo italiano fra opportunità e rischi, il Direttore della Fondazione Sistema Toscana Paolo Chiappini sul mito del vino toscano fra cultura materiale e digitale e il rappresentante della Direzione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Toscana Gennaro Giliberti, che farà il punto sulle nuove norme che regolano l’enoturismo.

Ci sarà anche Fabrizio Lupi per l’ICQRF, sezione Toscana e Umbria, che farà il punto sulla contraffazione dei prodotti di qualità sul web, partendo proprio dalla necessità di disporre di una cultura di base per poter riconoscere prodotti autentici dalle imitazioni. Avvicinarsi ai prodotti andando a scoprirne in prima persona le origini è senz’altro il modo più efficace per imparare a riconoscerne le caratteristiche ed evitare raggiri on line o acquisti errati. L’approfondimento sulla tematica in sede di convegno, sarà poi accompagnato in tutte le sedi, al termine dei lavori, da una degustazione di cibi e vini del territorio e, nella fattispecie dell’evento toscano la degustazione finale sarà dedicata proprio al vitigno principe del territorio, il Sangiovese, di cui verranno posti in assaggio 3 Cru appartenenti al Progetto Raritas di Brolio.

Ufficio Stampa AIS Toscana
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Parma Street Food Festival 2019

52684457_2558623154178906_6672145563061846016_nParma Street Food Festival 2019
Dal 10 al 12 maggio 2019
Organizzato da Parma Street Food Festival e altre 2 persone
Parma Street Food Festival
Piazzale della Pilotta, 43100 Parma
PARMA STREET FOOD FESTIVAL 2019

>>> INGRESSO GRATUITO <<<

COSA:
Tre giorni di eventi, cibo di strada, cooking show, giochi di luci, intrattenimenti musicali e tanto altro.
Pranzi / Merende / Aperitivi /Spettacoli / Concerti / DJ set.
Tutto questo nel cuore della città, nel Centro Storico di Parma.

>> il programma delle tre giornate potrebbe subire delle variazioni <<
QUANDO:
10.11.12 Maggio
Dalle 11:00 di mattina sino a notte.
DOVE:
Parma Centro
CHI:
25 spettacolari truck food proporranno il miglior street food in circolazione da tutta Italia.
Seguite l’evento per rimanere aggiornati sulle novità o visita i nostri canali:
Sito internet: www.parmastreetfood.it
Profilo Facebook: www.facebook.com/parmastreetfood
Profilo Instagram: www.instagram.com/parmastreetfood
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Riconosciuta come pratica ingannevole l’evocazione dei prodotti DOP IGP

Riconosciuta come pratica ingannevole l’evocazione dei prodotti DOP IGP

Un caso che conferma l’importanza dei Consorzi nella tutela delle IG

Origin Italia e Federdoc “bene la sentenza della Corte UE, ora è necessario garantire una pronta applicazione”

“Simboli e immagini che facciano riferimento all’origine di un prodotto alimentare DOP possono costituire un’illegale evocazione del marchio”, a pronunciarsi in tal modo è stata la Corte di Giustizia Europea, relativamente al caso che ha visto i produttori del formaggio spagnolo Queso Manchego DOP contrapporsi ad una società che utilizzava simboli facilmente riconducibili al territorio della Mancha nel packaging di un prodotto non DOP.
Ennesima conferma di un trend che esiste a livello internazionale e che punta ad eliminare pratiche ingannevoli nei confronti dei consumatori, attraverso lo sfruttamento della reputazione di aziende e territorio. Un contributo fondamentale per l’esistenza stessa delle Denominazioni d’Origine dato quindi dall’Unione Europea, che rimette poi agli organi nazionali di competenza l’amministrazione della materia, ma pur sempre tenendo conto delle direttive UE.
Il caso in analisi ha dimostrato che esistono, all’interno del contesto dell’Unione Europea, strumenti validi per la tutela delle Indicazioni Geografiche e conseguentemente della realtà sociale e culturale che da questi dipendono. L’elemento discriminante, che fa la differenza, è quindi identificabile nella coesione dei soci del Consorzio di tutela. La forza del Queso Manchego è stata nei soci: Fundación Consejo Regulador de la Denominación de Origen Protegida Queso Manchego, che hanno saputo trovare la coesione per agire contro un proprio produttore che, pur producendo la DOP, ne sfruttava l’evocazione producendo anche un similare nella zona d’origine.

Questa sentenza offre ai 270 Consorzi di Tutela italiani, che rappresentano 863 indicazioni Geografiche per un valore produttivo che supera i 15,2 miliardi di euro e conta 197mila operatori occupati, un’opportunità ancora maggiore per portare avanti la sfida della tutela internazionale per cui negli anni sono stati profusi molti sforzi.
“La DOPeconomy ha ormai superato il 20% del valore dell’agroalimentare italiano – afferma il Presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro – dimostrando di essere, nelle sue espressioni più significative e ben gestite dai Consorzi, il vero motore della valorizzazione del patrimonio produttivo e culturale di tanti territori italiani, la vera opportunità per valorizzare i prodotti agricoli e garantire reddito. I successi nella difesa di questo patrimonio sono sempre una buona notizia per i produttori, i loro Consorzi, l’Italia tutta cui questo patrimonio appartiene”.
“Una sentenza di grande rilievo – dichiara il Presidente di Origin Italia Nicola Cesare Baldrighi – che darà ulteriore slancio alle produzioni DOP e IGP consentendo ai prodotti più diffusi e conosciuti di meglio difendersi dalle imitazioni. Più in generale dimostra l’efficacia delle organizzazioni consortili stimolando una sempre più ampia partecipazione dei produttori, necessaria per consentire a tali prodotti un giusto riconoscimento economico ed una adeguata difesa dei marchi e delle denominazioni verso il consumatore”.

Ufficio Stampa Origin Italia
Marte Comunicazione snc. info@martecomunicazione.com
Marzia Morganti ph. 3356130800 marzia.morganti@gmail.com
Niccolò Tempestini ph. 3398655400 ntempestini@gmail.com

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Streeat® Food Truck Festival Mantova

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Dal 25 al 28 aprile 2019

Piazza Virgiliana, 46100 Mantova

Organizzato da STREEAT – European Food Truck Festival

5ª edizione

INGRESSO LIBERO

La carovana dei migliori #FoodTruck d’Italia riparte per il TOUR interamente dedicato al vero #StreetFood di qualità.
Tantissimi Cibi di Strada provenienti da tutto il Bel Paese e proposti da ape car, carretti, furgoncini, biciclette, roulotte, moto e rimorchi allestiti con piastre, forni, friggitrici e griglie.
Gustosi, freschi, genuini e al giusto prezzo.

Il tutto accompagnato da ottime #BirreArtigianali made in Italy e la #Musica scelta da Claudio Trotta di Barley Arts.
IMPOSSIBILE MANCARE!!!

⏰ORARI ⏰
GIOVEDì 25 APRILE : 18:00 – 01:00
VENERDì 26 APRILE : 11:00 – 01:00
SABATO 27 APRILE : 11:00 – 01:00
DOMENICA 28 APRILE : 11:00 – 00:00

❗INFO UTILI ❗
www.streeatfoodtruckfestival.com
www.barleyarts.com
www.instagram.com/streeatfoodtruckfestival/
francesco.buonofood@gmail.com

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Tenuta Masselina scrive una nuova storia

Bottaia 2.jpgTenuta Masselina scrive una nuova storia

Recuperato un antico fienile: realizzata una bottaia, una sala di affinamento per spumante metodo classico e nuovi spazi per degustazioni. Un progetto che parla di vino e di enoturismo di alta qualità per l’intero territorio della Romagna. Vigneti biologici e struttura con standard Casaclima.
Tenuta Masselina è l’azienda vitivinicola di proprietà Terre Cevico. Sorge sulle colline di Castelbolognese nel cuore della sottozona Serra su terroir fra i più vocati di Romagna nella produzione di Sangiovese. Nei suoi 16 ettari di vigneto tutto biologico, sono presenti vitigni autoctoni come Albana, Sangiovese, Trebbiano e Grechetto gentile (Pignoletto).

Masselina è una Tenuta con una forte identità territoriale che diventa racconto ed esperienza attraverso visite in cantina e percorsi nel vigneto, degustazioni ed eventi. Qui si respira il lavoro dei campi, la bellezza della natura, lo stare bene e, ovviamente, l’aroma dei grandi vini. Tenuta Masselina è simbolo e paradigma di sostenibilità, quella vera raccontata con i fatti e non con i proclami.

Proprio in questi giorni il Mipaaft ha ufficializzato le linee guida per l’esercizio dell’attività enoturistica e da questo punto di vista la proposta di Masselina è in perfetta sintonia con il provvedimento. L’investimento realizzato, infatti, si colloca nel solco di una strategia che tende a valorizzare il vino anche attraverso percorsi esperienziali e turistici.

La nuova struttura è interamente realizzata con gli standard di Casaclima ed è contornata da 16 ettari di vigneti interamente biologici e 6 di bosco. Per l’acqua calda e il riscaldamento viene utilizzato il calore captato da 14 pozzi geotermici e buona parte dell’energia elettrica è generata da pannelli fotovoltaici.

Realizzata anche la bottaia, un locale per la produzione dello spumante metodo classico ed uno spazio dedicato ai vini nelle anfore. Un investimento importante, che ha visto il recupero architettonico di un classico fienile romagnolo.

“Il vino di alta qualità, con posizionamenti importanti, ha bisogno anche di essere raccontato, degustato e vissuto sul luogo di produzione – afferma Marco Nannetti, Presidente di Terre Cevico – Un progetto quindi che ambisce a sviluppare in Romagna sinergie e collegamenti forti e strutturati con i settori del turismo, della cultura e della gastronomia. Vogliamo ulteriormente contribuire affinché in Italia e nel mondo alla Romagna del vino venga riconosciuto quel valore aggiunto che merita”.

L’enoturista, dunque, potrà recarsi in tenuta per degustare i vini, visitare i vigneti e la cantina. Sarà possibile fruire dei servizi anche su prenotazione utilizzando l’apposito link dal sito www.masselina.it.

A Vinitaly sarà lanciato in grande stile questo progetto che va ad aggiungersi come tassello fondamentale al mosaico dell’enologia romagnola.

Ufficio Stampa Terre Cevico
(Maurizio Magni – Filippo Fabbri)
Tel. 3471567681

Filippo Fabbri – Agenzia PrimaPagina
Via Sacchi 31 – 47521 Cesena
tel. 0547 24284 – fax 0547 27328
cell. 347 1567681
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http://www.agenziaprimapagina.it

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Campari & seltz – Ufficio stampa Aperol

elz.pngUn’altra variante estremamente facile da realizzare e veloce da servire. Quando si ha voglia di un drink easy da sorseggiare, magari davanti a un caldo e luminoso tramonto d’estate ma anche in un primaverile aperitivo cittadino.

Lo sapevi che…
Questo è il cocktail dal quale deriva Campari soda, perfetta combinazione di Campari e soda già pronta per il
consumo

Ingredienti
1 parte Campari
4 parti soda

Preparazione
Preparate il cocktail direttamente in un bicchiere highball. Guarnite il tutto con una fetta d’arancia.

D’Antona&Partners
Via San Vito, 7
20123 Milano
tel. +39 02 8545701
cel. +39 348 9349773
tel. diretto +39 02 85457048
fax. +39 02 85457077
http://www.dantonapartners.it

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Campari Academy sfata i miti legati alla degustazione di cocktail 7 miti da sfatare sui cocktail

7_Falsi_Miti_Campari (1)I 7 miti da sfatare sui cocktail
Campari Academy sfata i miti legati alla degustazione di cocktail

Per chi di cocktail se ne intende, è facile identificare quale sia il livello di qualità di un cocktail con una semplice occhiata.

Ecco nel dettaglio i 7 miti da sfatare, realizzati grazie al supporto dei bartender dell’academy:
Un Cocktail con poco ghiaccio, please
Un cocktail con tanto ghiaccio non si annacqua, anzi è esattamente il contrario: un’abbondante quantità di ghiaccio crea “l’effetto iceberg” necessario per tenere il cocktail fresco più a lungo e rallentare la diluizione dei liquidi.
Il cocktail è “ristretto” se il bicchiere è piccolo
Il bicchiere è parte integrante della ricetta. Ogni cocktail ha i suoi ingredienti, le sue dosi corrette e il suo bicchiere per essere all’altezza del proprio nome. Ad esempio, per il Cosmopolitan e il Manhattan è necessaria la coppa.
Il cocktail non è cool se ha pochi ingredienti
Less is more: come dimostrano molti dei cocktail che hanno scritto la storia della Mixology (Negroni, Aperol Spritz e Gin Tonic, solo per citarne alcuni), il mix perfetto è spesso composto da solo 2 o 3 ingredienti sapientemente combinati.
I cocktail dolci e fruttati sono più leggeri
Non è vero. I cocktail dal gusto dolce non sono necessariamente leggeri, così come quelli bitter non sono sempre forti. Alcuni cocktail a base di rum sono dolci, ma hanno una gradazione alcolica più alta della media.
Non si “sente” l’alcol … è possibile aggiungerne un po’?
Il segreto di un cocktail perfetto sta nell’equilibrio dei suoi ingredienti, nella giusta diluizione e temperatura. Quando l’alcol non si “sente” molto significa che il cocktail ha rispettato il bilanciamento degli ingredienti, amalgamando in modo corretto tutti i sapori. La presenza invadente e pungente dell’alcol, spesso, è sintomo di un cocktail non preparato a regola d’arte.
Tra una fetta di arancia e un ombrellino non c’è differenza
In realtà, anche la guarnizione è parte integrante e imprescindibile della ricetta. Ad esempio, un Americano senza la fettina d’arancia e la scorza di limone non può essere un vero Americano.
Un buon cocktail è come il total black … perfetto per ogni occasione
Ogni cocktail ha il suo momento. Il gusto bitter è perfetto per l’aperitivo perché stimola l’appetito. I long drink (Mojito, Gin Tonic), i cocktail sour (Daiquiri) e quelli più sofisticati (Old Fashioned, Boulevardier) si apprezzano maggiormente dopo cena.

 

 

Havas PR Milan
havaspr.it

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Pesce spada allo spumante – Angelamaria

Pesce spada allo spumante – Angelamaria

Ingredienti
4 tranci medi di pesce spada
500 cl di spumante secco
farina q. b.
olio extravergine d’oliva
pepe
sale

Preparazione
In una padella antiaderente, lasciate riscaldare l’olio extravergine d’oliva e quando sarà ben caldo, aggiungete i tranci di pesce che avrete precedentemente infarinato da entrambi i lati.
Lasciateli dorare per pochi minuti a fiamma bassa, girandoli con una forchetta, salateli e pepateli. Dopodiché, irrorateli con lo spumante secco a fiamma alta, fino a quando l’alcool non sarà evaporato.
Togliete le fette dalla padella e disponetele su un piatto piano da portata.
Cospargete il tutto con il sughetto denso e servite subito.

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Campari orange – Ufficio stampa Aperol

orange.pngGli esperti di bartending sostengono che si tratta di un drink al femminile, forse per il gusto tendenzialmente dolce e la miscela esplosiva che lo rendono così gradevole al palato.

Lo sapevi che…
Campari Orange, noto anche come Garibaldi, è uno dei drink più facili da preparare. Può essere bevuto sia come aperitivo sia come long drink. Il nome rende omaggio all’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi: il rosso di Campari evoca la sua celebre giubba rossa, mentre le arance ricordano lo sbarco in Sicilia.

Ingredienti
3 parti succo d’arancia
1 parte Campari

Preparazione
Preparate direttamente il cocktail in un bicchiere juice riempito con del ghiaccio.
Guarnite il tutto con una fetta d’arancia.

D’Antona&Partners
Via San Vito, 7
20123 Milano
tel. +39 02 8545701
cel. +39 348 9349773
tel. diretto +39 02 85457048
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Wild Turkey

Image.14782500559200Wild Turkey
Dalle origini fino a oggi, Wild Turkey ha mantenuto inalterati gli originali processi di distillazione e maturazione che conferiscono al prodotto il tipico gusto ricco, deciso e complesso.

Wild Turkey è una vera icona americana e rappresenta, ancora oggi, la più autentica tradizione artigianale di qualità nella produzione del bourbon.

Riconosciuto come prodotto tipicamente statunitense dal Congresso del 1964, il bourbon è entrato a far parte della cultura americana dopo la “Ribellione del Whisky” che, sul finire del 1700, ha reso il Kentucky capitale della sua produzione. La storia della distilleria Wild Turkey, allora chiamata “Distilleria Ripy”, inizia nel 1840, quando John e James Ripy arrivano a Lawrenceburg dall’Irlanda.

Sopravvissuta al Proibizionismo grazie a un’ostinata lealtà al proprio spirito a stelle e strisce, nel 1933 la distilleria riprende la produzione e solo un anno più tardi acquisisce il nome di “Wild Turkey”.

Il nome fu coniato quando Thomas Mc Carthy, un dirigente della società, condivise con gli amici una bottiglia di “101 proof” durante una battuta di caccia al tacchino selvatico. Il bourbon, molto apprezzato, fu presto chiamato dagli amici “quello del tacchino selvatico” e Mc Carthy, per onorare il buon gusto degli amici, trasformò il soprannome in un marchio leggendario.

Wild Turkey mantiene, ancora oggi, la ricetta originale: è ottenuto da una miscela di cereali selezionati e reso cristallino dall’acqua filtrata del pozzo della distilleria, ritenuta così pura che la città di Lawrenceburg ha costruito il proprio impianto idrico sugli stessi terreni.
Utilizzando solo processi naturali, Wild Turkey è stagionato in botti di rovere americano affumicato, dette #4 Alligator char, che conferiscono al bourbon un intenso color ruggine e, al tempo stesso, un caratteristico sapore dolce che ricorda la vaniglia e il caramello.
Infine, il fattore determinante dell’unicità di Wild Turkey è l’esperienza del Master Distiller Jimmy Russell, che lavora in distilleria da oltre 60 anni e fa parte della Kentucky Bourbon Hall of Fame, istituita nel 2001 dalla Kentucky Distillers’ Association per celebrare le personalità che hanno contribuito maggiormente allo sviluppo e alla crescita del bourbon.
Utilizzando gli stessi metodi propri della tradizione, sapientemente combinati con tecnologie innovative, la distilleria oggi produce numerose tipologie di bourbon. Sono disponibili in Italia: Wild Turkey 81, Wild Turkey 101 e Wild Turkey Rare Breed.

GRUPPO CAMPARI
Davide Campari-Milano S.p.A., con le sue controllate (‘Gruppo Campari’), è uno dei maggiori player a livello globale nel settore del beverage. E’ presente in oltre 190 paesi del mondo con posizioni di primo piano in Europa e nelle Americhe. Il Gruppo, fondato nel 1860, è il sesto per importanza nell’industria degli spirit di marca. Il portafoglio conta oltre 50 marchi e si estende dal core business degli spirit a wine e soft drink. I marchi riconosciuti a livello internazionale includono Aperol, Appleton Estate, Campari, SKYY e Wild Turkey. Con sede principale in Italia, a Sesto San Giovanni, Campari conta 16 impianti produttivi e 2 aziende vinicole in tutto il mondo, e una rete distributiva propria in 19 paesi. Il Gruppo impiega circa 4.000 persone. Le azioni della capogruppo Davide Campari-Milano S.p.A. (Reuters CPRI.MI – Bloomberg CPR IM) sono quotate al Mercato Telematico di Borsa Italiana dal 2001. Per maggiori informazioni: http://www.camparigroup.com/it.
Bevete responsabilmente
Gruppo Campari
Paola Paletti Tel +39 02 62251
Paola.Paletti@campari.com

Havas PR MIilan
Marianna Lovagnini – Tel 02 85457040
Marianna.Lovagnini@havaspr.com

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La storia di Glen Grant

GG 12yo Bottle RenderokLa storia di Glen Grant
La storia di Glen Grant inizia nel 1840 a Rothes, Speyside, regione scozzese storica per la produzione di whisky, ad opera dei fratelli John e James Grant. Glen Grant, tutt’oggi prodotto a Rothes, è attualmente il quinto brand di Single Malt a livello mondiale e leader nel mercato del whisky in Italia.

Glen Grant vanta un palmarès unico di prestigiosi riconoscimenti, tra cui il premio Best Single Malt Scotch: 10 Years and Under, conferito dall’autorevole Jim Murray per quattro anni consecutivi, e il premio Single Malt of the Year (Multiple Casks) vinto nel 2016.

Il colore chiaro e il gusto delicato, elegante e seducente che hanno reso Glen Grant famoso in tutto il mondo sono il risultato del processo di distillazione in alti e stretti alambicchi e dei purificatori speciali che James “The Major” Grant, nipote del fondatore John Grant, introdusse oltre un secolo fa. In uso ancora oggi, questa tecnica tradizionale rimane un tratto distintivo del brand.

Gestione e supervisione della produzione sono attualmente affidate a Dennis Malcolm, pluripremiato Master Distiller di Glen Grant. Nato nel 1946 e cresciuto all’interno della distilleria, Dennis ha lavorato per più di cinquant’anni in Glen Grant, con grande passione e una conoscenza dell’industria senza pari. L’esperienza ineguagliabile di Dennis nella distillazione di Scotch whisky permette ad ogni whisky Glen Grant di esprimere quanto di meglio l’unione di spirito, botte e tempo riesca a generare.

In Italia, la gamma Glen Grant comprende 5 Year Old, 10 Year Old, 12 Year Old, 18 Year Old. Ogni variante è caratterizzata da un sapore e un aroma unici che incarnano appieno l’origine geografica di Glen Grant.
Glen Grant è stata acquisita dal Gruppo Campari nel 2006.

Gradazione alcolica degli Scotch whisky Single Malt Glen Grant
5 Year Old – 40% alc. Vol.
10 Year Old – 40% alc. Vol.
12 Year Old – 43% alc. Vol.
18 Year Old – 43% alc. Vol.

Gruppo Campari
GG 18yo Bottle RenderokDavide Campari-Milano S.p.A., con le sue controllate (‘Gruppo Campari’), è uno dei maggiori player a livello globale nel settore del beverage. E’ presente in oltre 190 paesi del mondo con posizioni di primo piano in Europa e nelle Americhe. Il Gruppo, fondato nel 1860, è il sesto per importanza nell’industria degli spirit di marca. Il portafoglio conta oltre 50 marchi e si estende dal core business degli spirit a wine e soft drink. I marchi riconosciuti a livello internazionale includono Aperol, Appleton Estate, Campari, SKYY e Wild Turkey. Con sede principale in Italia, a Sesto San Giovanni, Campari conta 16 impianti produttivi e 2 aziende vinicole in tutto il mondo, e una rete distributiva propria in 19 paesi. Il Gruppo impiega circa 4.000 persone. Le azioni della capogruppo Davide Campari-Milano S.p.A. (Reuters CPRI.MI – Bloomberg CPR IM) sono quotate al Mercato Telematico di Borsa Italiana dal 2001. Per maggiori informazioni: http://www.camparigroup.com/it.
Bevete responsabilmente.

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